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Adesione all’Unione Europea? No, grazie!

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Adesso basta! È ora che Consiglio federale, Consiglio degli Stati e Consiglio Nazionale la smettano immediatamente di tentare di propinarci la favola secondo la quale la Svizzera, aderendo all’UE, otterrebbe innumerevoli vantaggi a livello economico, sociale, culturale, eccetera. Queste sono fandonie che non convincono più nessuno, né tantomeno i cittadini che dell’Unione Europea fanno parte e che non perdono occasione per invitare noi svizzeri a restare dove siamo e cioè alla larga da questa enorme istituzione mangiasoldi. Tanto per fare un esempio, nel 2009 la Svizzera ha realizzato il miglior risultato di bilancio dell’UE dei 27 senza farne parte. Qualcuno, tra i fautori dell’adesione del nostro paese alla potente Unione Europea, potrebbe chiedersi come è stato possibile per la piccola Svizzera raggiungere questo risultato? Una domanda che sarà necessario porsi nuovamente visto che la tendenza sembra essere quella per cui il nostro paese extra comunitario potrebbe riproporre lo stesso spettacolare risultato del 2009 anche per il 2010. Questo nonostante versiamo oggi all’UE milioni e milioni di franchi che potremmo investire in altre attività, decisamente più interessanti che versarli nella tasche (bucate) di stati membri che falsificano i bilanci per nascondere i propri debiti reali e per non essere dichiarati in fallimento. In questo contesto la popolazione ha il diritto di conoscere la verità che in fondo è piuttosto semplice. La Svizzera, a differenza degli altri paesi dell’UE, gode di una notevole stabilità politica perché la stessa è tenuta sotto controllo dal popolo svizzero, grazie alla democrazia diretta. Negli altri paesi dell’UE (istituzione alla quale perfino alcuni politici locali vorrebbero sottomere il Popolo sovrano), la democrazia diretta non esiste e difatti la stabilità politica e soprattutto monetaria è sempre più traballante, tanto da ipotizzare la fine dell’Euro nei prossimi dieci anni. Un’ipotesi quest’ultima non esageratamente remota visto che negli ultimi tempi se ne parla piuttosto spesso. Attenzione però a non dimenticare che abbandonare la moneta unica costerebbe tantissimo a chi la usa quale valuta nazionale, pertanto se già da una parte si vorrebbe infilare la Svizzera nell’UE (così deve poi pagare circa 5 miliardi di CHF all’anno), che non venga in mente a nessuno di voler abbandonare il franco svizzero a favore dell’Euro proprio prima che lo stesso tiri le cuoia, solo per farci pagare i costi del funerale.I nostri politici si dividono ormai in due sole categorie: la prima è composta da turbo-europeisti che hanno una sola e delimitata visione e che quindi, nemmeno volendo, riescono ad aprire le loro menti, anche se continuano a dire che la Svizzera dovrebbe aprirsi al mondo (come se fosse chiusa …). La seconda categoria è rappresentata dai pro-europa-pro-sacocia, sostenitori più subdoli dei primi perché nascondo (però male) il fatto che in determinate situazioni sono contrari all’adesione e cioè in quelle dove non ci guadagnano, in altre situazioni sono invece favorevoli perché ci guadagnano. La terza categoria non è composta da politici, ma da cittadini che amano la Svizzera per quella che è e che è sempre stata, essi desiderano che la stessa difenda e mantenga anche in futuro quei principi fondamentali di coesistenza pacifica, rispetto delle tradizioni, difesa ad oltranza della democrazia diretta, ecc.A questi cittadini dico che fintanto che staremo lontani dall’UE, la nostra politica e relativa stabilità saranno nelle mani della nostra democrazia diretta e quindi con qualche possibilità di vivere degnamente anche in futuro. Peculiarità quella della democrazia diretta, e cioè quale elemento importante per il nostro benessere, che perderemmo immediatamente (al di là delle promesse/balle politiche che tutti fanno prima di ottenere ciò che vogliono) e che determinerebbero la fine di tutto quello che i nostri avi hanno pensato e realizzato anche per noi.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Marzo 2011 16:24 )
 

Tanto per cambiare l’Unione Europea è contro la Svizzera!

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La Svizzera sta dimostrando da tempo che è in grado di sopravvivere abbastanza bene anche senza aderire all’Unione Europea; nel 2009 il nostro Paese risulta essere addirittura al primo posto nella classifica della competitività mondiale. Ciononostante, continuiamo a subire passivamente le provocazioni che giungono con regolarità commovente da parte dei burocrati di Bruxelles. Coloro che dovrebbero difendere il nostro Paese e la dignità dei suoi cittadini, piuttosto di reagire alle provocazioni, preferiscono scusarsi con l’UE per tutto quello che accade in Svizzera, anche se decretato grazie alla democrazia diretta. Uno degli ultimi esempi su quanto del vero ci sia in quanto precede lo abbiamo vissuto quando la Consigliera federale Simonetta Sommaruga (PSS), ha partecipato a un incontro del comitato misto “Schengen” a Bruxelles, ella si è permessa di scusarsi per la decisione del popolo svizzero che aveva approvato democraticamente l’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri. Questo fatto è a dir poco riprovevole e in un contesto normale causerebbe l’allontanamento immediato di colei che si è macchiata di cotanta doppiezza verso i suoi datori di lavoro. Ad ogni modo il mese di dicembre 2010 è stato molto impegnativo per i burocrati di Bruxelles che hanno trovato il tempo di occuparsi quasi giornalmente della piccola Svizzera che occupa ca. 41 mila km2 contro gli oltre 4.2 mio di km2 dell’UE-27; ma non avevano proprio nient’altro da fare?Il 9 dicembre, il direttore generale del Fondo monetario internazionale afferma che è ormai necessario trovare una soluzione globale per far fronte a nuove crisi finanziarie dopo quelle di Grecia e Irlanda. Questa dichiarazione aveva lo scopo di rassicurare i mercati quando la situazione economica dell’UE è sotto gli occhi di tutti senza aver bisogno che qualcuno le spari così grosse, tanto non ci crede nessuno.Non passa una settimana e il 15 dicembre  il capo dei ministri delle finanze della Zona Euro afferma che sarebbe suo desiderio vedere la Svizzera nell’UE; probabilmente perché i 5 miliardi di contributi in più ogni anno che la Svizzera sarebbe chiamata a versare nelle casse dell’UE farebbero molto comodo a un’istituzione in gravi difficoltà finanziarie. Visto che il suo desiderio non è però in linea con quello del popolo svizzero, si lancia in minacciose fantasticherie del tipo: “La Svizzera non può pretendere di continuare a non occuparsi di quanto le accade intorno. Vorrei che il popolo svizzero valutasse cosa sia buono per il suo futuro. Se non si concretizzerà questa adesione, nel giro di 30 anni la Svizzera sarà un paese in completo isolamento. Tutte le nazioni che hanno aderito all’UE ne hanno tratto benefici e questo vale sia per le grandi come per le piccole. Ad esempio, se non fossero nell’Unione europea, Germania e Francia non potrebbero avere il peso politico internazionale che invece sono in grado di esercitare.” Questo luminare della finanza riesce a paragonare il peso politico di Germania e Francia con quello della Svizzera, dimenticando di comunicare agli svizzeri quale sarebbe il tanto decantato peso politico ottenuto dal nostro Paese in caso di adesione: più o meno zero! Ci si chiede a questo punto come mai, malgrado le ormai numerose prove della forza della Svizzera, del franco svizzero e delle istituzioni svizzere, Bruxelles continua a declassarci senza che nessuno da Berna faccia sentire la voce degli svizzeri (specie in estinzione?). Passa un sol giorno e il 16 dicembre e qualcuno ipotizza una risposta Svizzera alle continue provocazioni dell’UE, essa potrebbe risuonare più o meno così: “Sono aperte le iscrizioni per l’adesione all’Unione Svizzera”.  Il 17 dicembre si verifica quanto si poteva immaginare il 9 dello stesso mese e cioè che i ridicoli tentativi di stabilizzare l’Euro Zona formulati per il tramite del direttore generale del Fondo monetario internazionale e delle sue dichiarazioni non hanno impressionato i mercati (ma va?) e difatti l’Euro è sceso quel giorno a 1,27 franchi contro euro. Lo stesso giorno il magazine d’informazione polacco Wprost pubblica un articolo dal titolo: “Le decisioni del recente summit europeo di Bruxelles privano gli stati membri dell’Unione europea e della Zona euro di una parte del loro potere sovrano” e prosegue “Ora è chiaro cosa intendesse dire il professore e premio Nobel per l’economia Vernon Smith quando, durante una visita in Polonia, aveva dichiarato di non capire perché un paese che aspira ad essere libero ed indipendente debba voler far parte della Zona euro (la Polonia è entrata nell’UE nel 2004, ma non fa parte della Zona euro). Queste riflessioni non riguardano unicamente la Polonia ma possono anche valere per l’Estonia (membro dell’UE dal 2004, fa parte della Zona euro dal 1. gennaio 2011). La Zona euro è il Club dei falliti. Non è chiaro se bisogna dare ragione a chi definisce l’Europa unitaria un modello socialista. E’ certo che siamo di fronte ad un organismo di politici disperati, che nel tentativo di salvare nobili ideali non esitano a sacrificare i diritti sovrani degli stati membri.Due giorni dopo, il 19 dicembre, l’ambasciatore dell’UE a Berna, Michael Reiterer ribadisce quanto già affermato da Bruxelles in settimana: “Chi vuole partecipare al mercato interno europeo accetta le regole di tale mercato in modo dinamico”, ha dichiarato Reiterer, riferendosi alla Svizzera, in un’intervista pubblicata dal “Le Matin Dimanche”.Il Diplomatico, tanto per cambiare, ha nuovamente ammonito la Svizzera: “Il proseguimento della via bilaterale deve avvenire secondo nuove modalità. Fino a quando le regole non saranno uguali per tutti, il mercato unico non è veramente tale”. Per Reiterer, sarebbe necessario rivedere il regolamento di eventuali conflitti tra Svizzera ed Unione europea (UE), ma come si permette questo ambasciatore europeo antidemocratico di esternare tanta tracotanza? Finora non sembra che la Svizzera debba imparare molto dall’UE sia in materia di economia, ma soprattutto in materia di democrazia.Il giorno seguente, 20 dicembre 2010, si ha avuto notizia che il Presidente della Banca nazionale svizzera, Philipp Hildebrand, in occasione del tradizionale colloquio annuale con il governo aveva  incitato il Consiglio federale a mostrarsi più proattivo per sostenere l’euro. Philipp Hildebrand ha chiesto al Consiglio federale di aumentare a 16.5 miliardi di franchi la linea di credito della Svizzera presso il Fondo monetario internazionale; ciò per contribuire maggiormente agli sforzi internazionali per finanziare gli Stati della Zona euro maggiormente indebitati. Chissà se il nostro Paese ha stabilito degli accordi che prevedono di essere aiutati in caso di difficoltà? Conoscendo i nostri politici, c’è da scommetterci che nessuno ci ha pensato. Sempre lo stesso giorno, Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea ha confermato la tesi di Hildebrand estendendone il concetto alla Zona euro. Adesso è la Svizzera extra-comunitaria che influenza la BCE?Il 22 dicembre 2010, il quotidiano romando “Le temps” ha pubblicato un articolo dal titolo piuttosto enigmatico: “La Svizzera di fronte allo choc dell’euro”, un articolo contenente una serie di supposizioni più o meno fantasiose circa gli scenari che si configurerebbero nel caso in cui euro e franco svizzero fossero quotate alla pari e cioè 1 a 1. Per il momento, però né la crisi greca, né i problemi dell’Irlanda o il debito del Portogallo stanno creando problemi all’economia svizzera. A fronte di tutto quanto precede, non riesco a identificare una sola ragione valida per la quale il nostro Paese dovrebbe aderire all’UE.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Marzo 2011 16:23 )
 

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